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W. A. Van Berkel: l’affettatrice ed il suo inventore

Una lama concava e un carrello scorrevole azionato da un volano furono le intuizioni geniali che permisero a Wilhelmus Adrianus Van Berkel, macellaio di Rotterdam con l’hobby della meccanica, di progettare e rendere famosa nel mondo una nuova invenzione: la mitica affettatrice Berkel.  Già altri ci avevano provato con scarso successo, invece quella che stava iniziando nel 1898, anno della nascita della prima fabbrica Berkel, sarebbe stata una lunga storia di successi. Passate le prime diffidenze dei macellai dell’epoca e dei loro garzoni che temevano la perdita del lavoro dovuta all’introduzione di questo nuovo macchinario, mr. Berkel nella sua brillante carriera arrivò a costruire motori per aerei anche grazie alla collaborazione del banchiere Van Ommeren che curò magistralmente l’aspetto finanziario della nuova impresa.

Il primo resoconto annuale di produzione parlava di 76 affettatrici mentre dovevano ancora essere evasi ordini per 10 macchine. Già con questa produzione potè essere pagato un dividendo del 3,5%.

Il successo fu immediato, data la funzionalità e la precisione costruttiva, e dalle poche centinaia di pezzi della fine dell’’800 si arrivò agli inizi del secolo ad una produzione di migliaia di affettatrici, tanto che emerse l’esigenza di aprire nuove fabbriche anche all’estero.

Al primo modello A seguirono le produzioni dei modellio B, C, D, L, oltre al il modello R prodotto a cavallo della prima guerra mondiale.

La guerra rallentò lo sviluppo e fu necessario riconvertire alcune fabbriche nelle quali vennero prodotti aerei, torni, motori per la marina ed altri manufatti ad uso bellico. Ma l’accuratezza di costruzione di queste macchine permise di superare quei momenti bui e fu così che dopo l’armistizio tutti gli stabilimenti tornarono alla destinazione originale, le affettatrici, a cui si aggiunse, nel 1918, la produzione di bilance altrettanto apprezzate e tuttora ricercate in ambito collezionistico e di arredamento.

Negli anni successivi i modelli 3, 5, 7, 8, 9, 12 fino ad arrivare alla 115, il tutto con continui miglioramenti e nell’ottica di soddisfare le esigenze del mercato.

Le chiavi del successo furono l’alta qualità dei materiali, la precisione delle lavorazioni e quel fascino che ancora oggi attrae molti collezionisti.

La storia continua sotto la nuova proprietà italiana che mantiene alto il nome di questa gloriosa tradizione producendo negli stabilimenti del varesotto i nuovi modelli B2, B3, Tribute, P15, B114 e B116, con un occhio al passato ed uno verso il futuro delle nuove tecnologie.