PREMESSA: questa dispensa ha lo scopo di essere un ausilio base per chi si approccia per la prima volta all’affilatura a pietra, ma non esaurisce l’argomento che, essendo molto vasto, sarà tema per un futuro corso dedicato. La Coltelleria Valesio non risponde in alcuna maniera per danni a persone o a cose derivanti dall’uso di questa dispensa.
INTRODUZIONE
Tra i vari sistemi di affilatura esistenti sul mercato possiamo distinguere due categorie in base al metodo di utilizzo: la prima riguarda tutti quegli strumenti che aiutano l’utilizzatore a mantenere un angolo predefinito durante il ripristino del tagliente, mentre la seconda annovera tutti quei supporti dove è la mano dell’operatore a giocare il ruolo predominante.
È proprio di quest’ultima che parleremo che comprende le pietre sintetiche, quelle naturali, come anche gli acciaini di varie forme e tipologie.
Il titolo anticipa una necessaria premessa: tutti questi strumenti sono dei palliativi, cioè aiutano a mantenere il tagliente più a lungo, ma non sostituiscono mai il lavoro dell’arrotino o, se lo fanno, comportano un impiego di tempo considerevole in una ristretta cerchia di casi. Lame con profilo ingrossato o deformato da uso scorretto di affilatori vari o con scheggiature di diversa entità possono essere ripristinate solo con mole, nastri e brunitrici che consentano di ricreare la sezione originale e di procedere al necessario affinamento del tagliente. Naturalmente, l’elemento fondamentale rimane la mano esperta, formata in anni di pratica, che chi svolge questo mestiere possiede.
Come avrete capito, stiamo parlando unicamente della manutenzione dei coltelli, dato che provare a ripristinare in maniera casalinga il tagliente di forbici, cesoie, tronchesini e di molti altri strumenti con meccaniche molto complesse ha il solo risultato di peggiorare la situazione.
Nel caso del coltello, l’usura è spesso causata dal fatto che il filo si arrotonda, si scheggia o si “gira” da un lato. Non dovendo lavorare in coppia con un altro tagliente, come nel caso della forbice, risulterà relativamente “semplice” provvedere al suo ripristino.
LE PIETRE SINTETICHE

Come per gli altri abrasivi rigidi (vedi mole), le pietre sintetiche sono generalmente composte da due elementi: il legante, che ha il compito di trattenere il granulo abrasivo fino all’esaurimento della sua funzione, e l’abrasivo stesso (ceramico, ossido di alluminio, carburo di silicio o diamante) che serve ad asportare il metallo in fase di affilatura. Esistono anche pietre composte da solo abrasivi (senza legante) ottenute per elettrofusione termica, ma in commercio sono la minoranza (es. Missarka).
A seconda dell’utilizzo (grande asportazione, media finitura, lappatura, ecc.) l’abrasivo varia di dimensione o meglio di granulometria. Le grane fini sono identificate dai numeri più alti, mentre quelle più grossolane dai numeri più bassi (una pietra grana f120 è più grossolana di una f 1000).
La regola fondamentale per ottenere un filo performante è l’affinamento: la fase di asportazione lascia sulla superficie del tagliente dei solchi profondi che a mano a mano che si affinano le grane, tenderanno a ridursi sempre di più in base al tipo di finitura e di performance che si vuole ottenere, creando un tagliente sempre più compatto ed uniforme.
In base a questo principio, chi decide di cimentarsi in questa attività deve conoscere la classificazione delle granulometrie perché le numerazioni che identificano la dimensione dell’abrasivo sono molto diverse e possono trarre in inganno l’utente finale.
Quelle più usate sono:
- Jis (Japanese Industrial Standard)
- Fepa (Federation of the European Producers of Abrasives)
- Ansi (American National Standard Institute)
Come si può vedere dalla tabella di comparazione esposta di seguito, una pietra grana f1000 (Fepa) corrisponde ad una j3000 (jis).

(Questa tabella è esposta a titolo di esempio e non garantisce l’accuratezza dei dati esposti)
Se per l’identificazione delle grane esistono più metodologie e standardizzazioni, il metodo principale di determinazione della granulometria consiste nel far passare l’abrasivo in setacci con maglie successivamente più fini. Questa sarà identificata dall’ultimo setaccio che trattiene i granuli e verrà determinata dal numero di maglie dello stesso per unità di misura. Esistono anche altre determinazioni delle dimensioni per i micro-formati, effettuate misurando i singoli granuli in micron (millesimi di millimetro).
Anche se la maggior parte delle pietre vendute nelle coltellerie sono di provenienza giapponese ed identificate dallo standard Jis, è sempre bene, se si vogliono acquistare due prodotti, accertarsi che siano identificati dalla stessa scala granulometrica per evitare errori di valutazione in fase di acquisto.
Considerando lo standard Jis, si possono individuare tre fasce di utilizzo:
- quando il tagliente presenti scheggiature o profilo fortemente ingrossato, andranno utilizzate le grane dalla 120 alla 400.
- per media finitura, quando la lama non presenti danneggiamenti o dove la tipologia di acciaio non consenta per sua natura un affinamento spinto (basso/medio tenore di carbonio) si useranno le grane dalla 800 alla 1200.
- si useranno invece le pietre dalla 2000 fino alla 8000 per eliminare la bava creata dai precedenti passaggi, per affinare e compattare il tagliente, lucidandolo di conseguenza più o meno a specchio in base all’utilizzo.
Esistono anche in commercio granulometrie nominalmente più fini della j8000, ma bisogna sapere che non esistono sistemi di misura in grado di certificare la dimensione dell’abrasivo. In questo caso ci si può solo fidare delle specifiche del produttore ed in ogni caso la loro applicazione è riservata principalmente all’affilatura di rasoi.
Da questo si deduce che sarebbe consigliabile avere più pietre per poter svolgere al meglio l’affinamento o, se non altro averne una combinata in base alle proprie esigenze (es.: 240/1000, oppure 1000/3-5000). E’ in dubbio che una pietra 1000 (meglio ancora una combinata 240/1000) sia la prima da acquistarsi per poter approcciarsi all’affilatura a pietra.