N.B. Queste dispense sono state stilate a titolo di esempio della procedura di affilatura su pietra giapponese o naturale. La Coltelleria Valesio non risponde in alcuna maniera per danni a persone o a cose derivanti dall’uso di questa dispensa.
LE PIETRE NATURALI

Quello che la natura ci offre in termini di rocce e minerali può dar solo un’idea delle varietà di pietre naturali che esistono e che sono state adoperate dall’uomo già nella preistoria. Ogni pietra di questa categoria è diversa dall’altra e anche se estratta dalla medesima cava, nel medesimo punto, potrà essere molto simile, ma mai perfettamente uguale a quella vicina. Durante le varie spianature di cui avrà bisogno potrebbe succedere di trovare delle “sorprese”, rappresentate da inclusioni di materiali estranei che a volte ne possono pregiudicarne o limitarne l’uso.
LA GRANULOMETRIA
Non essendo prodotte in laboratorio non hanno una classificazione come le sintetiche ma vengono identificate in base alla densità ed alla durezza (esempio: Soft Arkansas-Hard Arkansas). I paragoni con le granulometrie delle pietre sintetiche sono fatti solo ed esclusivamente per dare un’indicazione comparativa di massima.
Il punto in comune è invece l’abrasivo che per le pietre naturali è costituito principalmente da varietà di silicio (es. quarzo – grado 7 su 10 della scala Mohs delle durezze-, granato, ecc.) che può essere aggregato a materiali carbonatici o di altra natura che fungono da legante.
Le Arkansas Novaculite delle Ouachita Mountains, la Pradalunga originaria della Valsassina, la pietra di Candia (antico nome dell’isola di Creta), le naturali giapponesi della zona di Kyoto, le belghe Couticle e BBW (Blue Belgian Wetstone), la Pietra dei Pirenei sono solo alcuni dei marchi che si trovano in commercio. Oltre a questi esistono anche quelle “non classificate” che alcuni arrotini italiani si dilettano a cercare e testare in particolari zone del Nord Italia in base alla loro esperienza maturata nel tempo.
CARATTERISTICHE
In generale (esiste qualche eccezione), le naturali sono pietre lente, nel senso che non hanno le stesse capacità di asportazione di una sintetica, vista la generale minor durezza dell’abrasivo, ma nella fase di finitura dei taglienti possono offrire risultati notevoli, molte volte superiori alle sintetiche. L’uso combinato delle due tipologie (sintetiche per l’asportazione e naturali per la finitura) può forse rappresentare la scelta migliore nel caso di ravvivamento di taglienti. Un altro vantaggio è dato dal fatto che, nel caso ad esempio del coltello, si possono adoperare con il filo rivolto in avanti senza correre il rischio di “affettare” la pietra come succede per alcune pietre sintetiche con legante tenero, quando si eserciti una pressione eccessiva.
ACQUA O OLIO?
La stragrande maggioranza si usa ad acqua, mentre alcune vengono usate ad olio con bassa viscosità. Nel caso di legante calcareo, l’acqua funziona in modo molto blando da solvente, sciogliendolo in minima parte e consentendo l’affioramento dei nuovi granuli abrasivi. Un esempio è la vecchia cote Pradalunga per affilare la falce che veniva tenuta dal contadino in un piccolo recipiente attaccato alla cintura, ripieno di acqua. L’olio viene a volte usato in quelle particolarmente porose per sigillarne i pori ed evitare che particelle metalliche intasino la pietra, rendendo anche più scorrevole il movimento durante l’affilatura. Lo svantaggio sta nel fatto che una volta oliata, la pietra non potrà più essere usata ad acqua, oltre ad avere un aumento dei costi d’esercizio. Inoltre l’uso dell’olio non è consentito nel caso di pietre come la Couticole e la BBW perché inibisce la creazione della cosiddetta fanghiglia abrasiva (in inglese “slurry”) che contribuisce al ravvivamento del tagliente.
PREPARAZIONE DELLA PIETRA
Nell’affilatura professionale di coltelli ed altri taglienti, l’arrotino usa le pietre naturali esclusivamente nella fase di finitura, sia sul lato lungo più stretto, sia su quello più largo. Il primo viene molto spesso sagomato a schiena d’asino perché questo consente di poter affilare lame con morfologia particolare dove il filo non è lineare (spelucchini curvi, coltelli per disosso, ecc.).
In generale l’usura della pietra naturale è minore, ma se per il coltello non è importantissimo avere una superficie perfettamente piana, così non è ad esempio nel caso di scalpelli o ferri da pialla. Perciò è sempre consigliabile spianare la superficie di affilatura prima dell’uso nella stessa maniera indicata per le sintetiche, metodo che si può usare anche per quelle adoperate ad olio.
Circa la conservazione sussistono diverse scuole di pensiero: alcuni conservano le pietre immerse permanentemente in acqua, altri le immergono qualche minuto prima dell’uso, altri ancora bagnano la pietra immediatamente prima dell’utilizzo. Non esiste infatti una regola precisa, ma è sempre bene ricordare che nel caso di leganti calcarei, l’acqua, fungendo da blando solvente, contribuisce a far affiorare i nuovi granuli abrasivi.
LA POSIZIONE
Dopo essersi accertati del tipo di sezione della lama ed avere bloccato stabilmente la pietra (vedi supporto estensibile, tavoletta di legno, pannospugna con rialzo, ecc.), è sufficiente impugnare il coltello con la mano destra e posizionare la mano sinistra sulla costa della lama una volta impostato l’angolo. La mano sinistra ci sarà di aiuto per mantenere la corretta angolazione (circa 15°) e pressione durante l’affilatura. Effettueremo poi dei movimenti semicircolari partendo dal manico ed arrivando in punta su entrambi i lati della lama, mantenendo lo stesso angolo su ogni lato della stessa nel caso di tagliente simmetrico, variandolo invece nel caso di sezione asimmetrica.




Con l’esperienza si potrà anche lavorare solo con la mano destra come fanno alcuni arrotini ed è bene ricordare che nel caso si tenga la pietra con una mano è OBBLIGATORIO indossare un guanto di protezione.

Per le granulometrie grossolane (es. soft Arkansas), nulla vieta di usare lo stesso metodo impiegato per le pietre sintetiche.
A fine procedimento si può eseguire anche qui lo “stroppo” su di una vecchia cinghia di cuoio o su coramella.
TESTARE IL FILO
Le modalità di saggiare il filo di noi arrotini sono diverse e tastare con il pollice il tagliente è la principale. Per controllare la qualità dell’affilatura è sufficiente sfiorare il tagliente nella direzione della lunghezza con il polpastrello del pollice leggermente inumidito, verificando che “morda” la pelle. Essendo questa un’operazione delicata e riservata ad esperti del settore, è consigliabile ricorrere alla classica prova di taglio della pagina di quotidiano che avendo una grammatura leggera risulta più difficile da tagliare di un normale foglio a4.


